Gianni Loy Sindaco

Chi sono

Foto di Gianni LoyNato a Cagliari da genitori ogliastrini (Seui) ho passato la prima infanzia tra i vicoli del quartiere Marina, vicino alla trattoria Gennargentu, dove qualche volta aiutavo a servire a tavola. Non sapevo di violare la legge sul lavoro minorile. In realtà, “giocare” a fare il cameriere mi divertiva, inoltre ci scappava qualche moneta per l’autoscontro che, periodicamente, stazionava nella passeggiata tra le palme di via Roma (quella che l’attuale Giunta ha trasformato in parcheggio), oppure per qualche gelato. Gli altri giochi erano tra le macerie, tra le navate distrutte della chiesa di Santa Caterina, nell’inseguire i marinai americani per chieder loro sigarette o cioccolata, ad improvvisare razzi alimentati dal carburo, fermentato in acqua dentro vecchi barattoli di latta ed acceso da una fiammella accostata con una canna.
La formazione tutta religiosa, per volere di quella santa donna che è stata mia madre, in una associazione popolare, la “Toniolo” di S.Anna, che si contrapponeva alla  Congregazione Mariana di via Ospedale, dove venivano invece educati i rampolli della borghesia. Con alcuni di loro, più tardi, ci saremmo incontrati  per un comune impegno sociale e politico. Come dimenticare Franco Oliverio?
La scuola, ovviamente ai Salesiani. Questo era il mito di mio padre, riposi in pace, originato dal fatto che, giovane e povero garzone emigrato in Sicilia, sbavava danti ai ragazzini che uscivano, benvestiti, dal collegio salesiano.
Poi l’Università nella facoltà di Giurisprudenza, dove ho incontrato “il 68” e ne sono stato folgorato.
Data la mia formazione cristiana, ho incominciato a militare nel Movimento Politico dei Lavoratori di Livio Labor  (MPL) per poi proseguire la naturale evoluzione nel PdUp ed in Democrazia Proletaria, incontrandomi con le esperienze dei compagni provenienti dal Psiup e dal Manifesto.

Immagine del disco Istodia OperaiaIn quegli anni è incominciata anche la mia militanza a favore dell’idea sardista, accompagnando le lotte sindacali della FLM, assieme a Salvatore Cubeddu ed Antonello Giuntini, sino alla grande marcia po su tribagliu del 1979, in occasione della quale ho avuto l’onore di comporre i testi dell’inno che ha accompagnato la marcia e di “istoria operaia”, poi incisi per la voce dello stesso Antonello Giuntini e la chitarra di Guido Benossa.
Quel segno mi è rimasto nella militanza di ogni giorno ed è diventato patrimonio del mio operare all’Università, dove la lingua sarda è di casa nell’insegnamento del diritto del lavoro e dove sono già più d’uno i giovani e le giovani che hanno scritto e discusso la propria tesi di laurea di diritto del lavoro in lingua sarda.
Il mio impegno degli ultimi decenni si è concentrato soprattutto nel mio lavoro di insegnante di diritto del lavoro all’Università, dove ho tentato di educare i giovani alla legalità ed al rispetto cercando di inculcare il valore sommo che il lavoro rappresenta per l’individuo e per la società tutta.
Ho contribuito a fondare, nel 1989, il Centro Studi di Relazioni Industriali, oggi diretto dal prof. Gianfranco Bottazzi, apprezzata struttura in campo scientifico e didattico che opera in Italia e nel mondo. Negli ultimi anni ha realizzato scuole estive di Relazioni Industriali in diversi paesi del mondo contribuendo alla formazione di giovani usciti dall’esperienza del blocco sovietico e dei funzionari di alcuni di quei paesi, Albania, Macedonia, Serbia, Romania, Lituania. Da ultimo in Argentina dove è stato realizzato un corso in collaborazione con il Ministero del lavoro di quel paese.
L’impegno sociale, sviluppatosi parallelamente a quello professionale, ha riguardato soprattutto il commercio equo e solidale e la formazione alla mondialità, collaborando alla realizzazione dei Corsi di Cooperazione allo sviluppo organizzati dall’Associazione Sucania, di cui faccio parte. Allo stesso tempo l’impegno e l’amicizia con i Rom, soprattutto attraverso la Fondazione Anna Ruggiu che, nel 2002, mi hanno voluto onorare del primo premio assoluto del concorso artistico internazionale “Amico Rom”, che  si svolge ogni anno a Lanciano, per un’opera letteraria ispirata ad una donna Rom, Negiba, morta anni orsono nel campo sosta di Via San Paolo a Cagliari.
Poi la mia passione per il giornalismo. Incominciata con il giornalino parrocchiale, “Il disco volante”, proseguita con la fantastica stagione di “Gulp”, con il settimanale diocesano “Orientamenti”, con “Il lavoratore sardo” delle Acli, per passare poi a “Cittàcittà quartiere” che ho diretto negli ultimi anni di vita del giornale, ed alle più sporadiche collaborazioni con testate nazionali.
Infine la croce e delizia con il difficile mondo dei quotidiani. La prima collaborazione con “L’Unione Sarda” è stata interrotta dall’improvviso cambiamento di rotta filoberlusconiano. Ho preferito il silenzio di anni alla collaborazione con la testata. Poi la breve ma intensa stagione di editorialista con la direzione di Bachisio Bandinu, presto interrotta dalle scelte editoriali del nuovo direttore ed ancora silenzio, salvo una collaborazione con “Il manifesto”, sino all’attuale collaborazione con il “Giornale di Sardegna”.
Poi l’attività saggistica e le collaborazioni con la Rai. Dapprima la trasmissione “Quelli della 285”, assieme a Jacopo Onnis, dove ho trasformato gli stacchi musicali in registrazioni dal vivo di artisti sardi che registravano per la prima volta alla Rai di Cagliari, tra questi Dionigi Burranca ed il coro di Ovodda.

Immagine del libro Quelli dell'Europa AccantoPoi “Quelli dell’Europa accanto”, con la stimolante compagnia della indimenticata Piera Mossa, culminata con la pubblicazione dei testi della trasmissione (Edes, 1990). Forse, per gli amatori, è ancora disponibile qualche copia del volume. L’ultimo saggio, “Di politica di poesia e d’altro ancora”, edito da Della Torre, è del 2002. 
Da ultimo, mi ha entusiasmato il cinema, ho avuto la fortuna di collaborare con un grande regista sardo, Efisio Marcias (in arte Peter Marcias – ma non mi sono ancora abituato a chiamarlo così), scrivendo per lui soggetti e sceneggiature. Ho incominciato con “Il canto delle cicale”, un piccolo gioiello (vedere per credere), poi il sodalizio è proseguito con alcuni altri lavori il primo dei quali, “Sono Alice”, uscirà nelle sale cinematografiche tra qualche settimana.
Rimane la politica. Passione latente e a lungo repressa, anche a causa del mio carattere indocile a taluni dei suoi riti, per non essere facilmente accomodabile alle burocrazie dei partiti. Lo stesso carattere che ha finito per farmi accettare la candidatura in occasione delle scorse elezioni.
Il resto è attualità. L’esperienza in Comune e la volontà di operare politicamente mi ha indotto ad una scelta che aveva come primo obbiettivo quello di far si che a Cagliari si svolgessero le Primarie. Obbiettivo raggiunto, pur rimanendo il rischio che la scelta dei grandi partiti di indicare un solo candidato ufficiale, possa diminuire il significato di questo appuntamento. Così mi trovo ancora una volta all’opposizione, con la presunzione di pensare che il risultato a favore del candidato messo in campo dai grandi partiti sia tutt’altro che scontato, per rappresentare lo schieramento di sinistra della coalizione, per proporre una opzione di cambiamento deciso all’insegna della legalità e della speranza. Inclusa la speranza che gli elettori delle primarie si possano recare al voto per scegliere secondo la loro convinzione, e senza condizionamenti il candidato che preferirebbero veder opposto a Floris il prossimo maggio. Se sarò io, cercherò di interpretare al meglio il mio ruolo. Se sarà Selis vorrà dire che sarà lui il miglior candidato possibile del centro sinistra ed avrà tutto il mio leale ed appassionato appoggio.

Gianni Loy